Embolizzazione come tecnica mini-invasiva

La tecnica di embolizzazione, sviluppata in Francia e praticata fin dal 1993, consiste nel chiudere i vasi arteriosi che nutrono i fibromi, che senza apporto ematico, si riducono di volume.

In questo modo, la sintomatologia correlata al disturbo diminuisce o sparisce del tutto.
Il radiologo interventista opera in anestesia locale attraverso agenti embolizzanti, ovvero chiude i rami delle arterie uterine che alimentano i miomi

 

 

 

Cos’è il mioma dell’utero e quali sono i sintomi

In genere, i sintomi vanno da una perdita di sangue improvvisa (menometrorragia) a un ciclo eccessivamente abbondante (metrorragia). Inoltre dolore pelvico, senso di compressione alla vescica e disturbi alla minzione sono piccole spie di allarme della presenza di un mioma all’utero. Il mioma uterino è una formazione benigna molto frequente nelle donne; spesso basta tenerlo sotto controllo, ma in caso la formazione sia particolarmente estesa,  è consigliabile intervenire. Ogni caso è da valutare con attenzione, un fattore discriminante importante riguarda le dimensioni del mioma stesso, aa l’intervento chirurgico non è l’unica soluzione. Infatti, soprattutto per i miomi inferiori a 12 cm la tecnica di embolizzazione dei miomi uterini si è dimostrata una procedura più che valida in oltre 100 interventi portati a termine con successo, con risultati perfettamente in linea con le statistiche dei maggiori centri americani ed europei.

 

Quali passaggi deve compiere una donna che vuole sottoporsi alla procedura di embolizzazione.

Qual è il primo passo che deve fare una donna che vuole eseguire la procedura di embolizzazione del mioma uterino?
Deve portare la propria storia clinica ed eventuali esami precedenti. In seguito si valuta l’opportunità di effettuare la procedura, analizzando attentamente la situazione individuale della paziente; in caso affermativo, la paziente esegue una prima visita ginecologica.

È importante anche un’ecografia pelvica ed endo-vaginale per una valutazione panoramica e dettagliata dell’utero.
Dopo aver valutato con la paziente qual è la migliore strada da intraprendere, si fissa il ricovero.
È necessario rimanere a digiuno dalla mezzanotte fino al momento dell’intervento; quest’ultimo si svolge utilizzando dei micro cateteri selettivi, che raggiungono i vasi afferenti alla formazione miomatosa. Una volta raggiunte le arterie da occludere, si utilizzano delle microparticelle sferiche di dimensioni variabili. Grazie al micro catetere è possibile un controllo preciso che è garanzia fondamentale per la perfetta riuscita della procedura.
Infine, si procede a sfilare il catetere e applicare una fasciatura compressiva dell’inguine. L’intervento dura tra i 20 e i 45 minuti, in cui la paziente è collegata a una pompa da infusione per la copertura analgesica.

 

I risultati

Dopo il trattamento dei miomi sintomatici si riscontrano risultati apprezzabili dopo 2 cicli dalla procedura nel 100% dei casi.
Le pazienti non hanno più un ciclo abbondante e le formazioni miomatose subiscono una riduzione del 40-60% in 6 mesi,
risolvendo di conseguenza le problematiche correlate da compressione degli organi vicini.
Si evidenzia una scomparsa pressoché immediata della sintomatologia legata al fibroma, mentre per apprezzarne una riduzione volumetrica bisogna attendere dai quattro ai sei mesi.

 

 

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